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Pubblicazioni
Culture Precolombiane
di Antonio Aimi
Titolo:      La “Vera” visione dei vinti:
                 La conquista del Messico nelle fonti Azteche
Autori:    Antonio Aimi
Edizioni: Bulzoni, Roma, 2002, pp. 190
Nota: del libro esiste anche l’edizione spagnola dell’Universidad de Alicante, San Vicente del Raspeig, 2009
Scheda del libro:
Per cinquecento anni tutti hanno preso per buona la storia della conquista del Messico dei cronisti spagnoli: grandi testi di epica che hanno affascinato generazioni di studiosi, artisti, poeti, registi e semplici lettori. Quando con León-Portilla si è prestata finalmente attenzione alla versione dei vinti si è scoperto che essa confermava clamorosamente il racconto dei vincitori: alla vigilia della Conquista gli Aztechi sono in attesa del ritorno di Quetzalcóatl, il Serpente Piumato, un mitico re-dio che ha lasciato Tula andando verso Est. Nel 1519, quando gli Spagnoli sbarcano sulle coste del Golfo, Moctezuma ritiene che siano gli inviati di Quetzalcóatl, li accoglie come dei e consegna loro il regno.
Peccato, però, che questa versione sia un falso clamoroso. Un falso che nel libro viene smascherato seguendo un percorso mai fatto in precedenza: si prendono in esame i testi più significativi della visione indigena della Conquista e si individuano le strutture narrative, le raffigurazioni, i simboli autenticamente preispanici e, in particolare, alcune straordinarie correlazioni astronomico-calendariali. Questi elementi, per altro carichi di suggestione da un punto di vista letterario, sono poi “tradotti” seguendo la metodologia utilizzata nella decifrazione delle scritture e dei reperti archeologici mesoamericani.
Dapprima si prendono in esame i presagi della Conquista e si scopre che il vero deus ex machina degli eventi che portano alla distruzione di Messico-Tenochtitlan non è Quetzalcóatl ma Tezcatlipoca, il Dio Invisibile Impalpabile che regge i destini del mondo e dell’impero mexica. Certo, nei presagi numerosi sono i riferimenti indiretti al Serpente Piumato, ma essi, tutti, inequivocabilmente, ripetono lo stesso messaggio: la fine di Messico-Tenochtitlan è equiparata alla fine di Tula. Quindi nessun ritorno di Quetzalcóatl, nessuna inversione della storia, concetto estraneo al mondo mesoamericano, ma la riaffermazione delle concezioni cicliche del pensiero indigeno: quello che è già successo a Tula si ripropone a Messico-Tenochtitlan.
Quindi, come in un giallo, mettendo insieme le tessere di un puzzle etnostorico, si scopre una visione sorprendentemente “altra” del trauma dell’irruzione degli Spagnoli: per gli Aztechi la Conquista non è un evento storico ma un passagggio cosmologico-religioso, essa non è dovuta, in ultima analisi, ad eventi politico-militari ma alle trasgressioni di Moctezuma, la cui figura, in questo contesto, acquista caratteristiche opposte a quelle tramandate dalle fonti etnostoriche e da quasi tutta la letteratura scientifica esistente. Soprattutto si dimostra che l’aspetto più fascinoso e popolare della Conquista: l’attesa del ritorno di Quetzalcóatl non ha nulla di indigeno ma è una brillante invenzione dello stesso Cortés.
Infine alcune correlazioni astronomico-calendariali, mai prima messe in evidenza, spiegano come, nel corso stesso della Conquista, si sia sviluppato il rapporto Cortès-Quetzalcóatl.
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Libri e cataloghi
Titolo:  Perù: tremila anni di capolavori
Curatela:  Antonio Aimi
Edizioni: Electa
Scheda del libro:
E’ il catalogo della mostra che si tenne a  Palazzo Sterzzi, Firenze nel 2003-2004
Titolo:   Moctezuma, l’imperatore del Quinto Sole
Autori:  Antonio Aimi
Edizioni:  Mondadori
Scheda del libro:
Motecuhzoma, l’imperatore azteco imprigionato da Cortés, è il protagonista di un nuovo racconto rigorosamente basato sui dati delle fonti etnostoriche e archeologiche. Questa figura enigmatica e sfuggente, questa sorta di Amleto esotico, ora presentato come un vigliacco e un superstizioso, ora come un grande sovrano illuminato, è al centro di un libro che non solo racconta la sua storia, ma ci mette al suo posto e ci fa vedere il Messico preispanico coi suoi occhi: il paesaggio splendente della Valle del Messico, le maestose piramidi di Tenochtitlan, le statue degli dei imbrattate di sangue e fuliggine, lo stesso cielo degli inizi del Cinquecento. Con lui valutiamo l’incertezza degli oroscopi e il significato delle visioni procurate dal peyote. Come in un giallo, con lui viviamo i momenti esaltanti della presa del potere e quelli tormentati dell’arrivo degli Spagnoli, con lui cerchiamo di sfuggire ai complotti dei nemici e alle insidie di un pugno di stranieri che sembrano inviati dagli dei. Finalmente, l’enigma di un sovrano potentissimo che senza combattere regala l’impero a degli sconosciuti viene svelato in un racconto storico che, rovesciando l’interpretazione corrente delle cronache, restituisce spessore e realismo a uno dei protagonisti del momento più drammatico dell’incontro tra due mondi diversi e contrapposti.
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Titolo:   Maya e Aztechi
Autore:  Antonio Aimi ,con  la collaborazione di raphael Tunesi
Edizioni: Electa
Scheda del libro: Quando le culture della Mesoamerica si svelarono in tutto il loro splendore agli occhi stupefatti dei primi Europei suscitarono reazioni contrastanti. Da un lato c’erano l’orrore dei sacrifici umani e del cannibalismo rituale, dall’altro una vita urbana ricca e articolata in cui non mancava quasi nulla di ciò che, secondo i criteri del XVI secolo, doveva caratterizzare la civiltà: la scrittura, la matematica, il calendario, l’arte, l’architettura e organizzazioni socio-politiche basate sull’ordine, la coesione e la gerarchia. A partire dal XX secolo, tuttavia, questi atteggiamenti contrastanti hanno lasciato spazio a una sempre crescente ammirazione per le culture precolombiane che ha finito per rimuovere la radicale diversità di queste culture. Ma che cosa sono state, in realtà, queste culture ? Un efficace strumento per trovare una risposta a questo domanda è costituito dal libro di Antonio Aimi: Maya e Aztechi, un volume di quasi 400 pagine strutturato in cinque macrosezioni (personaggi, potere e rituali, vita quotidiana, religione, città), che attraverso schede dalle due alle nove pagine affronta un po’ tutti gli aspetti delle culture dell’antica Mesoamerica: dall’alimentazione al matrimonio, dalla giustizia alla medicina, dai sacrifici al gioco della palla; dall’astrologia ai monumenti, dagli imperatori e dalle città delle quali hanno sentito parlare anche i non specialisti ai sovrani dei siti “minori”, come “6 Scimmia Quechquemitl di Guerra”, una principessa mixteca di Jaltepec vissuta tra il 1062 e il 1101. Ogni scheda è introdotta da un'epigrafe tratta dalle fonti indigene (poesie, preghiere, iscrizioni), da testimonianze sulla Conquista o testi spagnoli successivi, come la summa del francescano Bernardino Sahagún del 1500 o la storia del domenicano Diego Durán. Per le sue dimensioni il libro potrebbe apparire un mattone piuttosto pesante, ma, in realtà, è reso di facile lettura da un ricco apparato iconografico di oltre 360 fotografie, che, oltre alle visioni di Palenque o Tikal alle quali siamo tutti abituati, presenta delle chicche che, salvo qualche eccezione, sono una novità assoluta per le pubblicazioni di questo genere, in Italia e all’estero. Le res gestae degli imperatori mexica, ad esempio, sono raccontate con l’aiuto dei disegni del Codice telleriano-remensis, mentre i rituali del mondo azteco sono spiegati attraverso le immagini del Codice borbonicus. Nonostante sia di facile lettura e, ovviamente, abbia spesso un taglio divulgativo che consente al lettore di decifrare la vasta gamma di simboli dell’arte mesoamericana, il libro, tuttavia, non rinuncia ad affrontare questioni “difficili” come quelle delle correlazioni calendariali o della decifrazione delle scritture mesoamericane. Al di là di questi aspetti, c’è, però, un elemento che lo rende particolarmente accattivante per coloro che amano l’arte precolombiana: per la prima volta a livello internazionale si affrontano le tematiche delle attribuzioni. Il libro, infatti, non solo nella sezione dei personaggi dedica un capitolo ad Aj Maxam, il più famoso degli artisti maya, ma entra sistematicamente nel merito delle questioni propriamente estetiche, attribuisce, dove possibile, le opere a maestri e ateliers e, in alcuni casi, si permettere di corregge mayanisti internazionali di grande fama (Linda Schele, Mary Miller, ecc.), portando alla luce i veri autori di capolavori dell’arte mesoamericana come le architravi 24 e 26 di Yaxchilan.
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Titolo:   L’oro del Perù
Curatela:  Antonio Aimi
Edizioni: Electa
Sinopsis:  E’ il catalogo della mostra che si tenne a Vicenza, nel 2007
Titolo:   Museum septalianum
Curatela:  Antonio Aimi, Vincenzo de Michele, Alessandro Morandotti
Edizioni: Giunti Marzocco


Titolo:      SIPÁN:
                 El tesoro de las tumbas reales
Curatela:  Antonio Aimi, Walter Alva, Emilia Perassi
Edizioni: Giunti
Scheda del libro:
Nell’area archeologica di Sipán, il sito di cultura Moche (100 - 850 d.C.) famoso in tutto il mondo per aver restituito le tombe più ricche d’America e aver svelato gli enigmi della Cerimonia del Sacrificio, la cooperazione italiana, attraverso il FIP (Fondo Italo-Peruano), dal 2006 ha realizzato un importante progetto di sviluppo integrale che ha previsto sia attività sociali (corsi di formazione, costruzione di infrastrutture di base: acqua potabile, fognature, una scuola superiore tecnica, un centro artigianale, ecc.), sia attività archeologico-culturali e di promozione turistica (una nuova campagna di scavi, la pubblicazione di libri e opusculi divulgativi, la realizzazione del Museo de Sitio, ecc.). Al centro dell’intervento c’è stata la convinzione che la trasformazione di un sito archeologico abbandonato in mezzo al deserto in un centro attrezzato in grado di accogliere i turisti potesse essere uno strumento efficace di lotta contro la povertà. Il libro documenta quanto è stato fatto, mettendo in primo piano, ovviamente, i risultati della recente campagna di scavi, che sono presentati nel quadro delle precedenti ricerche (1987-2000) e sono collocati nel più generale contesto archeologico ed etnostorico della regione di Lambayeque. In particolare la pubblicazione, la cui edizione spagnola è stata presentata a Chiclayo nel luglio scorso, rappresenta l’unica opera su Sipán attualmente esistente sul mercato editoriale internazionale.
Titolo:   Messico
Edizioni:  Mondadori